Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene.

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ll triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo

stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

 

Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede.

 

Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi. Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

 

[http://www.avvenire.it/shared/pedofilia/dossierorchi.pdf]

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