Le emozioni che non danno la felicità

Wow, Francesca!
Arriva di tutto con la posta tranne che te.
Tu proprio non arrivi.

Anche ieri che hai detto di essere lì per dare notizie di te, qualcosa è poi andato storto e i tuoi pensieri sono rimasti tutti tuoi.

Mi hai detto di non essere ansioso.
Sul momento ti ho presa sul serio giacché in molte situazioni della mia vita l’ansia si è realmente manifestata e talvolta si manifesta tuttora.
Poi ho pensato che l’ansia in questo caso non c’entra proprio niente.
Ansia è paura per qualcosa di fortemente negativo che potrebbe accadere e che viene “anticipato” nell’istante esatto del pensiero.

E allora puoi dirmi di cosa dovrei aver paura adesso io?
Puoi ricordarmi cosa potresti farmi (ancora) tu?
Chiama pure l’impazienza come vuoi, ma ansia proprio non rende l’idea… anzi avvolge di “patologico” qualcosa che mi sembra più che normale….
Probabilmente è semplicemente desiderio di sapere cosa pensi, se può esistere qualcosa che giustifichi il fatto che io possa stare ancora ad ascoltare ciò che dici di potermi dire.

Credimi, lo ho fatto così tante volte che dovessi raccontarlo sarei sicuramente in imbarazzo.

ADDIO…

Lo avevo già deciso ieri e avevo usato un bel po’ di energie per convincermi che la strada da seguire era quella di interrompere questo strano rapporto esistente tra noi.
Sai bene quanto potesse dispiacermi buttare lì quelle parole… In ogni caso mi ero lasciato un filo di speranza e se fai attenzione troverai scritto ADDIO ma non troverai MAI PIU’.
Sono due cose fondamentalmente diverse.

Addio, almeno nelle mie intenzioni, voleva e vuole solo dire che avrei pensato di rivederti solo in mutate circostanze, circostanze che mi rendo conto di non poter in alcun modo modificare se non solo superficialmente.
Vuole comunque anche dire accettare la possibilità di non rivederti mai più.

Che senso ha – continuo a chiedermi – rincorrere qualcosa che non potrà mai far parte della mia vita o qualcuno che non avrà mai la volontà piena di accettarmi nella sua vita?
Cosa mai potremo fare insieme? Cosa resterà alla fine di tanto sforzo? Cosa lasceremo di minimamente profondo e umanamente indelebile?

Del resto sono convinto che per le “intese” occasionali e superficiali non ci possa essere né presente né futuro: nessuna speranza di felicità degna di tale nome. Magari episodi di ebrezza, emozioni ricche di fascino….
Io non so dirti cosa sia la felicità, quindi inutile chiedermelo….
Non so spiegarlo né so tradurre in parole quel che sento possa darci felicità.

Definizioni di felicità prese a prestito qua e là non sono neanche queste soddisfacenti.
Ho avuto tanti momenti di serenità… un po’ meno di felicità.

Felicità – qualcuno ha cercato di spiegarmi – è rompere il guscio, uscire da sé stessi, vivere per qualcosa che si pensa più grande ed importante. Ma che vuol dire anche questo? Può bastare?….
Vorrei poterti dire che sono felice quando sono con te… ma la felicità – di questo sono quasi certo – non si costruisce da soli.
E allora posso solo dirmi che sono emozionato quando sono con te.

Dopo infiniti tentativi di convincermi del contrario ho deciso che questo non mi basta, anzi che non è giusto accontentarsi di questi surrogati di sentimenti giacché ognuno ha il diritto e insieme il dovere di cercare la felicità. Felicità per sé e per gli altri.

Forse leggerai queste mie righe o forse le butterai in un angolo della tua mente come spesso capita, come spesso hai fatto. Non voglio che tu pensi che non ho il coraggio di dirti questo di persona, e tante volte del resto ho provato a parlarti cercando la tua attenzione.

Questa allora non è che una piccola stigmate su quello che è stato, qualcosa di scritto che non potrai con il tempo dimenticare o alterare per crearti una versione comoda.
Sono sfinito, ho perso l’entusiasmo e la voglia di parlarti e di farti capire cosa provo e quello che sento, forse perchè spesso mi sembra che ci sia solo tu nei tuoi pensieri, solo tu e le tue problematiche e che tutto giri intorno a quello che tu pensi.

Sono arrabbiato di vedere come tutto quello che abbiamo vissuto e tutto quello che ti ho detto possa divenire solo motivo di discussione o di interpretazione della realtà.
Sono offeso di vedere che di me, in fondo non ti interessa tanto, che in fondo sono come un giocattolo appoggiato in un angolo che ogni tanto ti ricordi di spolverare.

Non so se mai hai pensato che le cose non si puliscono da sole, che l’acqua non nutre una pianta in casa se non gliela metti tu.
Sono questo io, una pianta assetata che attende e che attenderà fino alla morte del sentimento che ormai sento approssimarsi. Una fine detestata, a volte disperatamente cercata, poi sempre respinta… Ma anche un epilogo necessario fosse altro che per l’urgenza di sopravvivere.

Ti scrivo per dirti che non riesco più ad accettare di esserti vicino in questo modo, che forse non riesco più a provare quello che pensavo bello, ormai sono troppo stanco anche solo per parlarti: sarebbe solo un ennesimo momento di nulla che riempie le mie notti.

Grazie di quello che sei stata, grazie di avermi fatto sentire importante (è accaduto un casino di volte!), grazie di avermi insegnato che non sei pronta a ricevermi, se tutto quello che ti dò non sai dove metterlo.

Resta la voglia di quell’Addio… il desiderio fortissimo che qualcosa cambi e che trasformi la realtà che ci unisce e che, al tempo stesso, ci tiene distanti. Voglio che questo – se dovesse avvenire – avvenga senza attendere inutilmente che il tempo scorra e sorpassi le nostre vite… Che “la cosa” si compia, adesso. Troppo lunga è stata l’attesa.

Io sono qui. Sono lo stesso di sempre. Vorrei scoprirti meno distante. Vorrei queste cose…  on line pharmacy tu sai bene che questo in gran parte dipende da te, da quello che soprattutto vorrai decidere di voler fare della tua vita.

Ti ho voluto bene e ho desiderato averti a fianco come mai è accaduto per nessun altro.  E’ successo per anni interi in cui ti ho amata in completa solitudine e te lo ho detto una infinità di volte….
Per questo sei e rimarrai comunque la mia Stella.

E ho scritto queste cose soprattutto perché se ne possa parlare, anche litigare se tu ne avessi voglia, soprattutto capire oltre quello che abbiamo già detto e che spero sempre nasconda qualcosa di più interessante. Giorni migliori, insomma.

Ti abbraccio forte

Firenze, 16 febbraio 2007

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